Ci stuzzica invece proponendoci il Filosofo Camus, l’eccentrico Houellebecq e il senza tempo Fitzgerald.
Chi è il misterioso e ricchissimo vicino di casa di Nick Carraway, a West Egg? E perché passa tanto tempo a fissare quella piccola luce verde che brilla su uno dei moli dell'altra sponda della baia? Il filo conduttore del capolavoro di Francis Scott Fitzgerald è il sogno impossibile cullato da Jay Gatsby. L'ambizioso giovanotto, che ha saputo conquistarsi con tutti i mezzi, leciti e no, prestigio, ricchezza e rispettabilità.Al di là dei riferimenti autobiografici, "Il Grande Gatsby" è sopratutto il ritratto di un epoca in cui il mondo dei contrabbandieri di alcolici si mescolava allegramente con quello dei banchieri e delle 'flappers' dei "Roaring Twenties", in attesa che la Grande Crisi seppellisse tutto sotto le macerie dell'"American Dream".
L'indifferenza alla vita di un ingegnere informatico trentenne: il lavoro, lo scorrere dei giorni sempre uguali, le prigioni dell'amore e del sesso, le festività senza senso, i viaggi d'affari, la morte incolore di un amico afflitto da problemi con le donne, lo scivolare lento e inesorabile in una depressione dalla quale sembra non esserci via d'uscita, un tentativo di suicidio e di automutilazione. Da questo romanzo è stato tratto il film omonimo di Philippe Harel, interpretato da Philippe Harel e José Garcìa.
Questo libro, pubblicato nei 1942, quando Camus non aveva ancora trent'anni, intende ripensare "la
filosofia dell'assurdo" e si inserisce in una precisa tradizione che, da Kafka a Gide, da Kierkegaard a
Nietzsche, offre una altissima testimonianza della crisi spirituale che caratterizza il Novecento. "Il mito di Sisifo" si configura come un'opera insieme di confessione e di riflessione filosofico-letteraria di un uomo che esce dalla giovinezza e prova a cimentarsi con il pensiero del suo tempo e, incrociando il ferro coi padri dell'esistenzialismo, mira a conquistarsi un pensiero originale. L' "assurdo" è una presa di coscienza preliminare a ogni regola di vita, ma segna solo un momento di passaggio. Il ragionamento rigoroso, unito a una fondamentale esigenza chiarificatrice, dimostra che anche la desolante dottrina dell'esistenzialismo, allora dominante, contiene qualche accenno di speranza.
Nonostante dopo aver visto l'omonimo e deludente film sentissi lo stimolo di leggere "il grande Gatsby", suscita una più genuina curiosità "il mito di Sisifo".
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